QUANTO MI VUOI VICINO?

LA PROSSEMICA NELLA RELAZIONE CON IL CAVALLO

 Che relazione c’è tra la distanza che manteniamo quando ci approcciamo ad un altro essere vivente ed il nostro stare bene e sentirci a nostro agio? Secondo l’antropologo americano E.T. Hall, che ha introdotto il concetto di Prossemica alla fine degli anni ’70, tutto.
La prossemica mette in primo piano come la spazialità tra esseri viventi e’ fondamentale per una buona relazione.
Ma perché?

Per noi esseri umani la relazione con il prossimo, sia di lavoro, sia familiare o di tipo sentimentale, è fondamentale ed alquanto necessaria, soprattutto al giorno d’oggi dove si viaggia in paesi completamente diversi dal nostro. Il come la si attua dipende dalla cultura, dall’educazione, e contesto sociale in cui uno si trova a nascere.
E anche all’interno di questi contesti le differenze sono immense.

Quindi la prossemica ci aiuta a capire qual è la distanza giusta tra noi e gli altri.

Ma come si fa a capire quando è giusta? E, giusta per chi? Per noi o per l’altro essere vivente che stiamo approcciando? Perché è così importante rispettare lo SPAZIO PERSONALE di ognuno? Perché se da piccoli siamo stati costretti ad abbracciare la vecchia zia pelosa per non disubbidire alla mamma, oggi vogliamo a tutti i costi entrare nello spazio di un altro essere vivente senziente, pretendendo di sapere che a lui/lei vada bene?

Perché ci siamo assuefatti ad un mondo che ci dice che se non spingiamo, se non prendiamo quello che vogliamo, se non siamo dei duri, o “donne con le palle”, se non siamo disposti a fare di tutto pur di raggiungere i nostri risultati, non siamo nulla. O meglio, siamo meno degli altri.

Questa invasione di campo che subiamo fin dall’infanzia rimane con noi durante tutta la vita e fa sì che noi diventiamo persone che si fanno continuamente invadere, non riuscendo a mantenere confini personali, non
riuscendo a dire no; oppure diventiamo invadenti, invasori di spazio altrui,
e ce lo prendiamo perché lo vogliamo, e basta.

E in molti casi facciamo lo stesso con i nostri animali. 
Con i cavalli, pare essere ormai una gara a chi arriva prima a toccare la testa di un cavallo e incapezzarlo per bene per averlo “sotto controllo”.

E se invece imparassimo prima ad identificare i nostri confini, a capire qual è la nostra zona di comfort prima di imporre la nostra presenza ad un altro essere vivente?

La prossemica è molto chiara a proposito. Hall suddivide lo spazio in quattro distanze interpersonali; e queste corrispondono alla distanza che si mette tra sé e gli altri:

• SPAZIO PUBBLICO: la condivisione dello spazio non richiede un contatto personale,o un coinvolgimento; e’ la distanza utilizzata in conferenze e lezioni pubbliche.
• SPAZIO SOCIALE: anche qui non vi e’ contatto fisico, le relazioni sono impersonali e formali; viene utilizzata per condurre negoziazioni, consulenze o lavori formali.
• SPAZIO PERSONALE: e’ lo spazio in cui entrano le persone familiari, amiche o con un certo grado di benevolenza ed è possibile anche la condivisione fisica.
• SPAZIO INTIMO: in questo spazio possono entrare solo le persone con un grado di familiarità elevato o di grande fiducia. E’ lo spazio dedicato all’intimità familiare o in un contesto di amicizia profonda e di fiducia.

 

Queste quattro suddivisioni si possono utilizzare anche per i nostri amati cavalli.
Infatti, E.T. Hall basa la sua teoria sugli studi di un biologo svizzero, Heini Hediger che lavorò e studiò proprio la prossemica negli animali (purtroppo all’interno di Zoo), identificando le seguenti:


• Distanza critica (Attack boundary): questa come la successiva è la distanza (minima) oltre la quale il soggetto animale si sente minacciato (dall’uomo o dal predatore) e quindi attacca in difesa
• Distanza di Fuga (Run boundary): similmente alla prima è la distanza entro la quale l’animale ha la sicurezza di poter scappare ed è stimolata dalla paura (dell’uomo o del predatore)
• Spazio Personale: è la distanza che è mantenuta da membri che hanno una certa familiarità, ma non intimità.
• Distanza Sociale: è lo spazio più prezioso, quello in cui solo chi ha la fiducia può entrare e condividere la vicinanza, le carezze, il grooming etc.

In conclusione, perché la prossemica ci aiuta e come?

Approcciando un cavallo, qualsiasi cavallo, prima di prendere in mano la capezza, la brusca, il pettine etc, semplicemente andate verso di lui osservandolo. Chiedendovi chissà fin dove posso avvicinarmi. Lasciate da parte quello che fate di solito. Provate. Ascoltate e guardate i segnali che vi manda. Ascoltate e se necessario fate due passi indietro.

L’ideale sarebbe avere sempre uno spazio tale a disposizione che il cavallo possa andarsene da noi, mettere distanza, se si sente troppo spinto. L’ideale sarebbe sempre approcciare i cavalli in spazi consoni e non ristretti (ricordiamoci che il cavallo è claustrofobico) che permettano sempre un allontanamento dalla fonte di stress.

E’ possibile anche fare il contrario, se avete già sviluppato una buona relazione con il vostro quadrupede, potete aspettare che vi venga lui in contro e mentre cammina verso di voi chiedetevi cosa sentite e cosa vorreste.

Tutti a volte abbiamo bisogno di tempo.
I cavalli sono animali sociali da branco con dinamiche molto precise di relazione e di definizione degli spazi. Per loro definire lo spazio è vitale, e lo spazio personale e lo spazio intimo sono accessibili solo ed esclusivamente a gruppi familiari. Di cui si fidano.
Noi, diventiamo il loro branco umano e, invece di imparare come relazionarci e come definire gli spazi di questa relazione, pretendiamo di dare ordini, come la mamma che ci impose di abbracciare la zia pelosa.

Entrare nello spazio di un altro essere vivente è un’azione che richiede fiducia, prima di tutto. La fiducia non la si impone. La si guadagna. Si entra nello spazio in punta di piedi, e si chiede il permesso di correre.

 

 

 

 

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